Incontro di catechesi

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Incontro di catechesi

 Iniziare col ricordare che “dove due o tre sono riuniti nel nome di Gesù, Egli è in mezzo a loro”

Con questa consapevolezza apriamo le orecchie e il cuore alla sua Parola e preghiamolo perché ci dia il dono dell’ascolto. Preghiamo con  le parole che Lui stesso ci ha insegnato.

Padre nostro…

crocifisso3Siamo qui riuniti perché abbiamo risposto ad una chiamata. Apparentemente è stato solo per far piacere a chi ci ha invitato, ma in realtà dietro ad ogni richiamo a riunirci intorno alla Parola di Dio, è proprio Gesù che ci interpella e ci chiede di fermarci un attimo e riflettere sulla nostra vita.
Sì, perché non bisogna dare mai nulla per scontato e la fede più che mai è una pianticella che va coltivata, curata per non farla inaridire. Anche perché le voci, la mentalità che il mondo propone ci allontanano sempre di più dagli insegnamenti di Gesù.

 

Chi è il nostro maestro? A chi prestiamo ascolto ogni giorno? (Domanda da fare)

Il nostro maestro quotidiano è la TV che ci insegna tutto tranne quello che ci dice il Signore, ci propone modelli di vita e falsa felicità che si raggiunge a buon mercato comprando questo o quel prodotto, tutto è lecito, facilità sessuale, rincorsa al successo a scapito degli altri…
Se poi chiediamo se e perché siamo cristiani, la risposta che spesso sentiamo è che lo siamo perché crediamo in Dio, lo preghiamo (spesso a modo nostro e secondo le nostre necessità) e magari andiamo a messa la domenica (ma non sempre e non per forza).
Sono concetti validi, però molto limitati. Sappiamo bene, infatti, che ci sono molti modi per credere in Dio e tutte le religioni hanno le loro credenze.

Essere cristiano significa credere in Gesù Cristo, nella sua Parola, e soprattutto vivere secondo i suoi insegnamenti.

Senza questa consapevolezza si finisce spesso per creare noi stessi il “Dio” che più ci piace e che nasconde la tentazione del primo peccato: “se mangerai di questo frutto, diventerai tu stesso come Dio”, promette il diavolo ad Adamo ed Eva.
Oggi è più o meno la stessa cosa, molti di noi sono convinti di credere in Dio pur non avendo mai sviluppato la conoscenza di Lui. Quante volte sentiamo dire che si può essere cristiani e non praticare mai la chiesa? O che non avendo ammazzato nessuno e non avendo rubato, ci sentiamo a posto? Oppure io mi faccio i fatti miei e tutto va bene?
Questa è la presunta fede di coloro che si mettono al posto di Dio.
Ecco allora che è necessario fermarsi di tanto in tanto a riflettere a che punto è il nostro cristianesimo.
Se vogliamo essere seguaci, discepoli di qualcuno, è necessario conoscere la persona ed i suoi insegnamenti. Da dove li possiamo trarre?   Dalla Parola di Dio.

Come si accede alla Parola di Dio?
a) tramite la lettura diretta della Sacra Scrittura: da soli (preghiera da praticare quotidianamente);
o comunitariamente (partecipazione a catechesi e cenacoli);

b) con la partecipazione alla Liturgia (Messa domenicale).
Entrambi i metodi vanno praticati perché vanno di pari passo.

D’altronde leggendo il Vangelo vediamo che la fede non nasce da convinzioni personali, da idee, da tradizioni, nasce dall’incontro dell’uomo con Dio: Dio si fa vicino all’uomo rivelando se stesso attraverso delle persone speciali che Lui stesso si sceglie (Abramo, Mosé, i profeti) e che poi riferiscono a tutto il popolo (ecco come nasce la Sacra Scrittura); ma poi assumendo la natura umana in Gesù Cristo rende personale la possibilità dell’incontro, non c’è più bisogno di mediatori.
Dunque la fede non nasce da noi stessi, è un dono che va accolto, coltivato, nutrito.

Cosa produce in noi la fede?
Avere fede significa credere alla Parola di Gesù, una parola che da un senso nuovo alla vita:

«Non si turbi il vostro cuore. Credete in Dio e credete anche in me.
Nella casa di mio Padre c’è posto per tutti.
Io vado a preparare il posto per voi, e verrò di nuovo a prendervi con me,
affinché dove sono io, siate anche voi» (Gv 14, 1-3)

Se questo è vero, se c’è un posto preparato per noi dopo questa vita, un posto alla presenza di Dio, ebbene allora il modo di affrontare questo passaggio terreno cambia completamente.

Dal Vangelo secondo Giovanni (cap. 9) è un estratto dalla lettura completa.
Passando vide un uomo cieco dalla nascita (Gesù, non fa altro che passare nella vita degli uomini, è Dio che fa il primo passo perché ama l’uomo e lo vuole incontrare)
Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo”.
Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco
e gli disse: “Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. (C’era necessità di fare questo impasto col fango? Altre volte il Signore aveva operato i miracoli solo con la sua parola, adesso però sembra quasi che chieda la collaborazione della natura – fango, saliva, acqua della piscina – e soprattutto una azione combinata dell’uomo. È il cieco stesso che deve muoversi, andare alla piscina, lavarsi gli occhi. L’iniziativa dell’incontro parte da Dio, ma l’uomo deve essere consenziente, collaborante e fare i suoi passi. Gesù non si impone, si propone, lo guarisce ma poi se ne va e lo lascia libero di mettersi alla ricerca di Lui.

Allora gli chiesero: “Come dunque ti furono aperti gli occhi?”.
Egli rispose: “Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista”.
Gli dissero: “Dov’è questo tale?”. Rispose: “Non lo so”. 
L’incontro con Gesù è sempre un mistero, l’esperienza che si fa di lui è sempre nell’ambito spirituale. Il cieco sente il beneficio dell’averlo incontrato ma altro non sa: è solo al primo stadio, non lo conosce ancora.  
Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco:
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo”.
Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta!”.
Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.
E li interrogarono: “È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?”.
I genitori risposero: “Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco;
come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso”.
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”.
Quegli rispose: “Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo”.
Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta.
Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. 
L’esperienza anche minima di Cristo lo mette già in discussione, egli è chiamato a rendergli testimonianza, non può tenersi tutto per se. Gesù si fa prossimo all’uomo e lo incontra però ciò comporta una presa di posizione da parte dell’uomo, come mimino deve testimoniarlo, senza paura del dileggio, delle offese, o di essere considerato un pazzo visionario. E infatti il cieco verrà disprezzato e allontanato in malo modo.
Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?”. E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse:

“Tu credi nel Figlio dell’uomo?”.
Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”.
Gli disse Gesù: “Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui”.
Ed egli disse: “Io credo, Signore!”. E gli si prostrò innanzi.

 

“Colui che parla con te, è proprio lui”… è bellissimo. Tu lo incontri misteriosamente nella tua vita, ma lo riconosci se sai ascoltare la sua  Parola. Voi, qui presenti, sapete ascoltare la Parola di Gesù?
Solo quando lo incontriamo si aprono i nostri occhi e lo possiamo riconoscere e diventare suoi discepoli.

Credi veramente in Gesù Cristo?
Possiamo rispondere come il cieco nato? «Io credo, Signore»
Di fronte a Gesù non si può rimanere indifferenti: bisogna dare una risposta.
A un uomo che chiedeva la grazia di avere guarito il figlio, Gesù chiese se aveva fede in Lui.
«Io credo Signore, ma tu aiuta la mia incredulità!» (Mc 9,24)
Ecco una preghiera onesta.
Occorre scoprire questa splendida persona e intraprendere il viaggio insieme a lui.
Andiamo a conoscerlo… lo faremo al prossimo incontro.

Adesso mettiamo la nostra incredulità davanti ai piedi di Gesù che è in mezzo a noi e preghiamolo con le parole oneste e sincere che nascono dal nostro cuore.

Preghiera spontanea conclusa con un Padre Nostro, un ave Maria e un Gloria al Padre.

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Saverio Schirò
Saverio Schirò
Amministratore del Sito. Appassionato di Spiritualità e Teologia

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