La donna stia sottomessa al marito: un passo scomodo della Bibbia

A chi piace l'idea di essere sottomesso a qualcuno? Non sia mai! Diranno i più. Tuttavia può essere il più grande atto d'amore che una persona può dimostrare

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La sottomissione o dipendenza della moglie al marito, ma in generale della donna rispetto all’uomo, è una idea chiaramente e più volte espressa nella Bibbia, anche nel Nuovo Testamento. Classico il passo della lettera di Paolo agli Efesini al capitolo 5,21-23 che viene letto spesso nella celebrazione del matrimonio.
Certamente è una idea difficile da digerire in un’epoca di rivendicazione di parità delle donne che si ribellano davanti a questa affermazione della Sacra Scrittura. Chiudiamo il discorso scritturistico riconoscendo il clima maschilista classica di quella cultura, e indubbiamente presente nella Bibbia, ma completamente sconosciuto da Gesù che, al contrario, dimostra una attenzione particolare per le donne.

Ma non è di questo che qui voglio parlare. Vorrei proporre una chiave di lettura diversa di questo concetto che onestamente non so se appartiene all’idea degli scrittori che hanno scritto il Nuovo Testamento.
Se andiamo in profondità, l’idea che una donna si sottometta al proprio uomo nasconde una sfumatura molto meno scandalosa di quello che può sembrare. Se questa dipendenza o sottomissione è volontaria ecco che può essere letta nella dimensione dell’amore, ed allora tutto cambia.
Io non voglio la libertà, voglio te!“, l’avete mai sentito dire da una donna innamorata? Cosa significa? Significa che chi è innamorato non fa calcoli e spontaneamente si affida alla persona che ama. Si affida perché si fida, sa che il suo uomo proteggerà la sua donna, la salvaguarderà, la custodirà come la pupilla del proprio occhio. Se necessario, darà la sua vita per lei.
Nello stesso passo della lettera di Paolo, il marito viene paragonato a Cristo, che per la sua Chiesa, simbolo della moglie, ha sacrificato la propria vita.
Letto così, ecco che tutto il significato cambia e la connotazione diventa positiva.
D’altronde ne abbiamo un sacco di esempi. Prendete i bambini piccoli che sono naturalmente “sottomessi” ai propri genitori ed in tutto da loro dipendono ma non per questo vengono privati della loro libertà, del loro processo di crescita. Anzi, investiti da questa naturale responsabilità, i genitori danno tutto per i loro figli.  E allo stesso modo, e di contro, durante la ribellione del periodo adolescenziale la relazione genitori figli si incrina e diventa conflittuale. Perché il pretendere la libertà/indipendenza da chi ti ama, inevitabilmente mette in dubbio il rapporto di fiducia di uno verso l’altro.
La stessa cosa avviene a livello più spirituale, quando si smette di fidarsi di Dio, di avere fede nel suo governo delle cose e si cercano risposte che non si hanno e vie alternative per raggiungere la nostra realizzazione a prescindere da Dio.

Molte coppie, all’atto del matrimonio, quando sono davvero innamorate, scelgono questo passo da leggere durante la celebrazione delle nozze. Poi, col tempo le cose a volte cambiano e l’idea di sentirsi “sottomesse” al proprio uomo le fa storcere il muso. Reclamano, pretendono una libertà che di fatto chi ama mai le ha negato e invece di ripetere a gran voce “che me ne frega della libertà, è te che voglio” si allontanano sempre di più dall’amore in nome dell’autodeterminazione.
Quando questo accade, e accade senza che neppure ce ne accorgiamo, ecco che l’amore pian piano si affievolisce e ci si incanala verso una relazione più che altro di abitudini e semplice convivenza.

Saverio Schirò

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Saverio Schirò
Saverio Schirò
Amministratore del Sito. Appassionato di Spiritualità e Teologia

5 COMMENTI

  1. Salve. Alcune considerazioni. È triste pensare che questo antico scritto dal taglio maschilista debba essere criticato alla luce della ribellione femminista. La questione è un’altra. Moglie e marito hanno stessi diritti e stessi doveri. In quanto esseri umani creati da Dio per diventare, nell’unione, stessa carne, la disparità non dev’essere contemplata. Eppure, ancora oggi, si argomenta per trovare giustificazioni all’uso di termini impropri: sottomissione, servitù. Concentriamoci su questi due termini e chiediamoci cos’hanno a che fare con l’amore. Amare significa rendere liberi, non sottomessi. Ora facciamo un’ultimo sforzo e rileggiamo il testo invertendo i ruoli: l’uomo sarà sottomesso alla donna e la donna dovrà amarlo. Che effetto fa? A me non piace nè questa, nè la versione di Paolo. Siamo tutti membra della stessa carne.

    • Cara Margherita, sono perfettamente d’accordo con te. Senza amore, non c’è relazione autentica. Concetti estranei al mondo maschilista delle culture di un tempo (e non solo, purtroppo).
      I termini sono impropri, sono in linea con te, non ci può essere sottomissione nell’amore, ma solo affidamento, fiducia, abbandono reciproco, maschi o femmine che siano.

  2. Salve a Lei, Saverio:
    il testo e’ bello, giusto, NON FA UNA PIEGA!
    Ma..manca una variabile fondamentale, che forse neanche la Bibbia, aveva previsto.
    E in onor di quanto Le diro’, anche secondo I CAMBIAMENTI SOCIOLOGICI, anche la Bibbia, andrebbe sicuramente RIVISTA E CORRETTA.Il punto non e’ sottomettersi: il punto e’ A CHI CI SI SOTTOMETTE.
    E questo e’ fondamentale.
    Ci sarebbero tante cose da dire a riguardo…ma per questo commento mi fermo qui.

    All’inizio ci si AFFIDA…e in molti casi si finisce con LA DIFFIDA.
    Che cosa succede in questo passaggio?
    Saremmo tutti in grado di essere MARITI, o MOGLI?
    Queste sono solo alcune delle variabili, che la Bibbia, non contempla.

    E se non ti affidi, a qualche “ALTRA BIBBIA” (non parlo di religione)….DIFFICILMENTE NE ESCI.
    Pensare che la Bibbia, possa avere UNA RISPOSTA,SOLUZIONE A TUTTO…..NO! PROPRIO NO!
    (ma sappiamo benissimo che il cattolicesimo, ha tutto l’interesse a mantenere la gente IGNORANTE)
    Barbara

    • Carissima Barbara, ti ringrazio per questo commento acuto e pertinente. Se ti va, potresti specificare senza problemi le “tante cose da dire a riguardo” di cui accenni. Non dobbiamo avere paura di dire quello che per noi è vero. Naturalmente senza ledere il diritto di libertà ed il rispetto di chi crede.
      Per il particolare di cui parli, non so se Paolo, nel passo della Bibbia in questione, avesse una idea sull’amore. Credo che rispecchi solo la mentalità del suo tempo che voleva la donna sottomessa e senza alcun diritto: una mentalità da bocciare senza alcuna giustificazione. Su questo siamo d’accordo. Credo comunque che il cattolicesimo ha abbandonato questa concezione maschilista. Certo con qualche strascico. E non pensa minimamente a tenere nascoste verità così improponibili. Si potrà migliorare senz’altro, ma già a livello di persone credenti nessuno pensa che la donna possa o debba stare sottomessa a chiunque. Anche perché Gesù nel Vangelo ha mostrato una predilezione per il sesso femminile così accentato che non può passare inosservato.
      Ma come avrai spero capito, l’articolo parte da una affermazione della Bibbia, ma vuole parlare dell’amore che quando è totale non fa calcoli e si fida di colui che ama. Naturalmente se non corrisposto in misura uguale se non maggiore, cessa di avere significato. L’amore è tale solo se condiviso da entrambi i partner.
      Scrivi quando vuoi.

      • Sono pienamente d’accordo con Amore Condiviso, e la Nostra Madre lo dimostra. Se solo riuscitissimo ad immedesimarsi in quell’immagine della Madonna nell’atto di accogliere dentro di sé il mistero di Dio donando senza sapere se stessa solo per Amore. Se solo riuscissimo marito e moglie a comprenderne pienamente il Significato non avremmo timore più di farci servi, servi uno dell’ altro nella consapevolezza di una vita condivisa nella sofferenza e gioia quotidiana nella pienezza della libertà del dono, circondati di un straordinario amore nella libertà di una esistenza vera.

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