L’apostolo Tommaso, uno dei discepoli più simpatici?

Dell'apostolo Tommaso sappiamo poco, però in confronto a chi è solo citato con un nome in un elenco, di lui possiamo tracciare un certo profilo psicologico grazie ad alcuni passi del Vangelo di Giovanni.

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A prima vista i racconti su Tommaso sembrano screditarlo ai nostri occhi: con pessimismo acconsente ad andare a morire insieme a Gesù a Gerusalemme (Gv 11); con ingenuità chiede al Maestro di quale via stia parlando quando Gesù afferma di seguire un percorso (Gv 14); e infine affermare incredulo che non crederà alla resurrezione del Cristo se non tocca con mano le sue ferite (Gv 20).
E invece, proprio a causa di queste debolezze, Tommaso ci appare come uno dei discepoli più simpatici. Egli ci rappresenta in pieno quando mostriamo tutta la difficoltà di credere solo sulla base della testimonianza di altri. Ma è proprio questo l’intento dell’evangelista Giovanni: costruire “il tipo” di tutti credenti che dovevano accontentarsi di accedere al mistero di Gesù solo in forza della fede, cioè per dono ricevuto dall’alto.
Dunque andiamoci piano con i giudizi severi su quest’uomo. Intanto impariamo a leggere il Vangelo con attenzione. Sì, è vero, Tommaso ha dichiarato che avrebbe creduto al Risorto solo dopo avere toccato con mano, però, attenzione, né più né meno di tutti gli altri apostoli. Neanche loro avevano creduto di buon grado alla testimonianza della Maddalena e infatti quando Gesù venne in mezzo a loro “mostrò le mani ed il costato“. Tommaso pretende lo stesso trattamento.
Le_Caravage_-_L'incrédulité_de_Saint_ThomasL’iconografia ha insistito nel mostrare Tommaso tutto intento ad intrufolare un dito sul costato del Maestro, ma il Vangelo non dice questo: alle parole di Gesù che lo invitavano a farlo, egli si accontenta di vedere e proclama la più alta affermazione cristologica di tutto il Nuovo Testamento, “Mio Signore e Mio Dio!”
Ovviamente di tutte queste citazioni giovannee non sappiamo quali attingono a tradizioni storiche e quali siano semplici costruzioni teologiche.

Sul nome Tommaso possiamo stare abbastanza certi perché lo citano tutti e quattro gli evangelisti. In aramaico Toma significa “gemello” ma è curioso che del fratello non si parli mai. Secondo alcuni il nome sarebbe stato per Giovanni un pretesto per indicare che egli rappresenta il prototipo di tutti coloro che vogliono essere discepoli di Gesù, diventando “gemelli” di lui, Alter Christi: “Chi vede voi vede me”.
Che sia vero o no, il passo dell’incredulità di Tommaso rientra perfettamente nella costruzione teologica di questo evangelista che scrivendo a distanza di più di un cinquantennio dai fatti narrati si imbatte certamente nella difficoltà dei credenti ad accogliere la testimonianza, senza possibilità di una esperienza diretta (per lo meno dal punto di vista fisico). Per questo, scorrendo il quarto Vangelo, notiamo come quasi sempre l’incontro con Cristo è mediato da testimoni.
Così i primi due discepoli seguono Gesù su indicazione di Giovanni Battista. A loro volta questi due (Giovanni e Andrea) portano l’annuncio della scoperta del Messia ai rispettivi fratelli, Giacomo e Pietro. Tutti insieme vanno da Natanaele e testimoniano l’esperienza. E poi la samaritana annuncia ai compaesani che “un uomo gli aveva svelato il suo mistero”. I greci non vanno direttamente da Gesù, ma chiedono la mediazione degli apostoli e poi è la Maddalena a testimoniare di avere visto il Signore risorto e sono questi ad annunziarlo a Tommaso. Ed alla fine è proprio questo sempliciotto a professare la fede al più alto livello.
Ecco perché ci piace Tommaso perché costruito a tavolino o meno, egli davvero rappresenta il cristiano di seconda generazione, il cristiano che è semplice, ingenuo come un bambino, ma come un bambino incoscientemente coraggioso. Un uomo semplice che ha dubbi, che vorrebbe vedere, che vorrebbe toccare con mano ma che alla fine davanti al Mistero è capace di inginocchiarsi e credere per davvero.

Del Tommaso storico, come del resto della maggior parte degli altri apostoli, ignoriamo le gesta e quando e dove sia morto. Tradizioni posteriori lo vogliono evangelizzatore della Siria e dopo percorsi sconosciuti dell’India Sud Orientale. Nelle icone bizantine viene rappresentato con un rotolo in mano, segno distintivo degli apostoli; nelle immagini occidentali con una lancia perché secondo la tradizione sarebbe morto martire ucciso da un colpo di lancia. Non sappiamo se siano tradizioni attendibili, così come non sappiamo se il Vangelo che gli è stato attribuito possa risalire in parte anche alla sua testimonianza, ma non importa, lui è rimasto nella storia di Gesù che ci immaginiamo sorrida alle sue uscite goffe ma alla fin fine spontanee.

Saverio Schirò

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Saverio Schirò
Saverio Schirò
Amministratore del Sito. Appassionato di Spiritualità e Teologia

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