Agar la schiava egiziana

AGAR, LA SCHIAVA EGIZIANA (Gen 16-17.21)
(Dio ascolta il grido di chi soffre)

      1994 Abraham Hagar Abramo è certamente un personaggio chiave nella Sacra Scrittura, ed è considerato come il nostro padre nella fede. Egli è l’uomo della promessa, perchè la sua vita è legata a tutta una serie di promesse che Dio gli ha fatto di cui egli attendeva il compimento. queste ce n’era una che certamente per Abramo e per Sara, sua moglie, era la più importante di tutte: poter avere un figlio. Dio gli aveva promesso una discendenza, numerosa come le stelle del cielo.
Sta di fatto però che gli anni passavano uno dopo l’altro e questo figlio della promessa non arrivava. Abramo aveva pensato persino di lasciare la sua eredità ad uno dei suoi amministratori, di cui si fidava moltissimo, un certo Eliezer di Damasco. Ma Dio ancora una volta lo rassicura che i suoi beni sarebbero andati ad un figlio nato da lui. Ed Abramo si fida.

Ma a questo punto ecco che Sara, sua moglie, ha una idea, cioè quella di poter avere una maternità sostituta. Ed ecco che entra in scena Agar, una schiava egiziana che era al servizio di Sara. Sara chiama Abramo e gli espone il suo piano: gli darà la sua schiava, perchè possa avere da lei un figlio, ma, secondo una usanza che era allora ritenuta legale, ella lo avrebbe considerato suo. Il progetto non dispiacque ad Abramo, il quale pensava che forse Dio aveva ispirato sua moglie per farle trovare una soluzione accettabile.
Di fatto si trattava di una mancanza di fede, perchè Sara aveva fatto i conti sia sulla sua naturale e provata sterilità, sia sui suoi anni che, umanamente parlando, non le offrivano più alcuna speranza di gravidanza. Ed in questa sua incredulità era riuscita a coinvolgere Abramo. Così Agar, la schiava, che veniva ancora una volta trattata come una proprietà personale, rimane incinta e presto il fatto divenne visibile.
Questo provocò in lei un naturale senso di orgoglio che la faceva sentire più importante della sua padrona e trattandola con arroganza. Da questo momento la casa del pacifico Abramo diventa un inferno: litigi continui tra le donne e dure accuse da parte di Sara, che protesta con veemenza con Abramo. Ancora una volta Abramo mostra un carattere debole nei confronti di Sara, e, con atteggiamento da vigliacco, le dice che la schiava è sua e può farne quello che le pare. Sara non aspettava di meglio, per sfogare la sua rabbia nei confronti della schiava che la guardava dall’alto in basso. Da quel momento comincia a trattarla con grande cattiveria e violenza, rendendole la vita impossibile, cosicchè un un bel giorno Agar decide di fuggire. Ma dove andare, se tutt’intorno non c’era che deserto? Dopo aver cercato di mettere più distanza possibile tra sé e la sua odiata padrona, si ferma stanca presso una sorgente d’acqua. Ed è lì che le si presenta l’angelo del Signore, il quale le parla con grande pietà e gentilezza, cercando di farle capire che per il bene del bambino che porta in grembo la cosa più saggia da fare è quella di tornare in dietro. Solo che doveva cambiare atteggiamento.
Agar si lascia convincere dalle parole dell’Angelo, il quale la tratta con grande dignità, e le rivela che, nonostante la durezza della situazione, Dio ha un grande progetto per il bambino che deve nascere, e che dovrà chiamare Ismaele, perchè il Signore ha udito il suo lamento e le è venuto in soccorso. Agar, pur non essendo ebrea, comincia ad esperimentare che Dio non la considera un oggetto, ma una persona degna di stima e amata. Ella chiama quel pozzo “il luogo della visione”,  “Lacai-Roi”, perchè, diceva,  il Signore mi vede.
Così accetta di tornare nella casa di Sara con un altro spirito, nella consapevolezza che Dio, l’Altissimo, è dalla sua parte. Quando viene il tempo, Agar partorisce un bambino ed Abramo lo chiama Ismaele, secondo la parola dell’Angelo. “Abramo -dice la Scrittura- aveva ottantasei anni, quando Agar gli partorì Ismaele”(Gen 16,16).

Il libro della Genesi non ci dice più nulla riguardo al difficile rapporto tra Agar e Sara. Possiamo pensare che Agar era davvero cambiata dopo l’incontro conagar e abramo Dio, ed era riuscita a realizzare una convivenza accettabile. Ismaele cresce e si irrobustisce nella casa di suo padre Abramo, il quale sembra che ormai si è rasserenato a quella situazione. Ma è il Signore che, dopo tredici anni, quando ormai lui non pensa più alla promessa ed è giunto ormai a novantanove anni, lo viene a visitare ancora una volta per annunciargli che non si è dimenticato delle sue promesse. Per quanto possa sembrare impossibile, replica con grande solennità che finalmente è arrivato il tempo di dare al suo amico Abramo il figlio promesso, che sarebbe nato da Sara, allora novantenne.
Ancora una volta la vita di Abramo conosce una nuova incredibile svolta, e deve accettare che niente è impossibile a Dio, il quale è fedele alla sue promesse, anche se si muove con tempi e modi che non seguono il ritmo di quelli degli uomini. Così si ha un nuovo inizio nella vita di Abramo e Sara, che scoprono come Il Signore è il Dio delle sorprese. Da loro nasce il figlio della promessa, a cui vien dato il nomed di Isacco, perché il Signore ha fatto ritornare il sorriso sul volto inasprito di Sara. Si fa una grande festa per quell’evento straordinario ed il bambino comincia a diventare il centro della vita di tutta la familgia. Anche Ismaele, suo fratello gioisce per la nascita di Isacco e man mano che cresce, gli piace giocare con lui.

hagar_ishmael_1Ma il cuore di Sara, invece di rallegrarsi, nutre pensieri di insana gelosia, torna a sentirsi la padrona e non vuole che il figlio della schiava abbia a che fare con il suo bambino. Ancora una volta a pagare il conto è la schiava, Agar. Sara pretende che Abramo cacci via dalla sua casa “la schiava con il suo figlio”. Ancora una volta Abramo si mostra debole, e comanda ad Agar ed Ismaele di andarsene via, rifornendoli di cibo e di un’otre di acqua. Agar diventa di nuovo un oggetto di cui servirsi secondo i bisogni. Col cuore affranto i due esuli prendono la via del deserto, con l’idea di tornare in Egitto. Ma la strada del deserto è troppo dura e le provviste vengono a finire prima ancora che raggiungessero un luogo dove trovare rifugio. Agar, in preda alla disperazione, lascia il figlio all’ombra di un cespuglio e  si allontana, perché non vuole veder morire il suo bambino. Si siede a distanza e comincia a piangere a dirotto, come del resto fa Ismaele. Ed ecco che le appare l’Angelo e le dice che il Signore aveva udito il pianto del bambino, che non si è dimenticato di lui. Solo che lei adesso lo deve tenere per mano e prendersi cura di lui. Appena l’angelo si allontana, le si aprono gli occhi e vede che c’è un pozzo lì vicino, riempie l’otre e corre a dissetare il figlio, riprendendo il cammino. La storia biblica chiude molto semplicemente con la notizia: “E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco. Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie della terra d’Egitto” (Gen 21, 20-21).

Giuseppe Licciardi

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