L’Acquasantiera

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Non si entra in una chiesa come nella bottega.
L’area che una chiesa delimita è uno spazio sacro.
Il recinto del tempio delimita e separa nettamente dall’ambito profano, racchiudendo un
ambiente sacro riservato alla Divinità. Dall’atrio al santuario, il fedele percorre la “via della salvezza” fino all’altare, luogo della Presenza Divina. Una volta separato da un cancello o una balaustra.
Prima di penetrare in questo mondo sacro del tempio, l’uomo deve eseguire una purificazione: il battesimo. Ogni volta che entra in chiesa, egli è invitato a riattualizzare questa purificazione con l’acqua benedetta che si trova nell’acquasantiera, nella quale bagna le dita prima di segnarsi con la croce.
Nelle vicinanze delle chiese antiche vi erano delle fontane destinate a questo uso. Ci si lavavano le mani e la faccia, come testimonia un’iscrizione greca su un’acquasantiera:
“Lava qui i tuoi peccati e non solamente il tuo volto”.
L’acquasantiera sostituì le fontane, di cui è un ricordo. Venne posta in un primo momento all’esterno, davanti la porta; poi nell’atrio, e infine all’interno, vicino all’entrata.
Spesso le acquasantiere sono realizzate a forma di conchiglia secondo un simbolismo che ricorda l’idea di purificazione e di rinascita.
La conchiglia è un simbolo sacro universale, essa vuole rappresentare l’utero universale che è il contenitore delle Acque originali che generano alla vita, ad esempio la Vergine di Botticelli emerge da una conchiglia. Si spiega così come la conchiglia sia diventata l’emblema della seconda nascita. Infatti la conchiglia è rimasta fino ai nostri giorni un simbolo battesimale vivo: l’utensile che serve ad attingere l’acqua santa e a versarla sulla fronte del bambino per il battesimo, è spesso costituito da una conchiglia metallica.
Ciò spiega il suo impiego come acquasantiera, alla quale la conchiglia conferisce un carattere spiccatamente battesimale.
Ovviamente una volta purificati dalla partecipazione alla santa Messa, non ha senso bagnarsi le dita e segnarsi col segno della croce all’uscita dalla chiesa. Ed è un gesto che non va fatto, anche se molti, sbagliando, ancora lo eseguono.
Saverio Schirò

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Saverio Schirò
Saverio Schirò
Amministratore del Sito. Appassionato di Spiritualità e Teologia

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