Chiesa e divorzio: le ferite degli innocenti

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“La cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi, è di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli” Ecco cosa ha affermato Papa Francesco intervistato sui problemi dei divorziati e di coloro che soffrono una condizione di disagio morale e spirituale.
Riportiamo qui di seguito una toccante testimonianza di un uomo che vive il conflitto tra il desiderio di vivere pienamente la propria fede e la condizione di separato…
Ecco la testimonianza:

Leggo tanti messaggi di persone disperate per la loro condizione, e anche io da molti mesi cerco risposte alla mia situazione.
Ho 53 anni e da circa 1 anno e mezzo sono separato dopo 28 anni di matrimonio.
Ero e sono, un cattolico praticante, anzi, per molti anni ho seguito percorsi di fede in un movimento cattolico, che tutt’ora frequento anche se un pò in disparte. Le ragioni della fine del mio matrimonio sono sicuramente molte, e le colpe sono senza dubbio di entrambi. Per molti mesi ho fatto il possibile e l’impossibile per recuperare il mio matrimonio, ma mia moglie si è innamorata di un altro uomo, mi ha accusato di ogni possibile errore e si è sempre categoricamente rifiutata di farci aiutare da qualcuno per riprendere la nostra vita coniugale. Alla fine, dopo aver perso oltre 20 chili e aver vissuto ogni tipo di umiliazione, me ne sono andato. L’ho fatto anche per i nostri figli, 3 splendide persone, tutte maggiorenni, nei confronti delle quali mai ho parlato male della loro madre e li ho sempre esortati al rispetto e all’amore per lei.
Ho anche raggiunto un accordo economico condiviso con mia moglie, per il mantenimento e gli studi dei miei figli. Non mi sono mai sottratto ai miei doveri di padre, e ho con i figli un rapporto profondo e costante, ospitandoli spesso nella mia nuova casa e vivendo con loro ogni aspetto della loro vita.
Dopo qualche tempo dalla mia separazione, ho incontrato un’altra donna, la quale all’inizio è stata un vero sostegno alla mia condizione e senza la quale sarei sicuramente arrivato a scelte estreme, tanta era la voglia di smettere di vivere. Mi sono risollevato, sono ripartito con il lavoro e con la vita, ho riprovato il gusto di esistere.
Lei non ha mai preteso nulla da me, ha sempre cercato di aiutarmi a sostenere la mia condizione e a permettere un riavvicinamento con mia moglie. Pur amandomi (senza mai dirlo) ha aspettato che fossi io a scegliere per la mia vita.
Poi ci siamo innamorati, e da un anno siamo effettivamente conviventi, anche se la lontananza geografica ci impedisce di abitare costantemente sotto lo stesso tetto.
Ma facciamo progetti perché questo avvenga, il nostro rapporto è sempre stato improntato al desiderio di essere sinceri ed onesti fra di noi e di sostenerci a vicenda, mettendo sempre al primo posto i nostri figli.
Lei ha 50 anni e ha due figli avuti da un precedente matrimonio ortodosso e conclusosi 17 anni fa con un divorzio (la chiesa ortodossa ammette il divorzio e un ulteriore matrimonio religioso). Lei non è molto credente, ma mi lascia totalmente libero nelle mie scelte e mi accompagna a messa spesso.
Io non ho più fatto la comunione e non mi sono più confessato, sapendo di essere nel peccato e, soprattutto, sapendo di non poter promettere di non commettere più quel peccato.
Il rapporto con questa donna è stato molto difficile all’inizio, perché i miei sensi di colpa e la mia educazione mi impedivano di vivere con serenità questa situazione, oltre a tante persone che moralisticamente condannavano la mia scelta. Ho cercato di lasciare questa donna diverse volte, ma sempre l’angoscia della solitudine e il desiderio di condividere la mia vita mi costringevano a cercarla di nuovo.
Ho dovuto ricorrere all’aiuto di un amico psichiatra per poter sostenere questa situazione perchè evidentemente non sono fatto per vivere da solo e mi sento morire al solo pensiero.
Vorrei tanto che i sensi di colpa smettessero di soffocarmi la vita e mi permettessero di vivere serenamente l’amore con questa donna, per questo ho cercato ogni possibilità per trovare accoglienza e comprensione, e soprattutto speranza che, vivendo con sincerità e onestà un rapporto, Dio veda nel mio cuore e non mi giudichi come fanno gli uomini.
Sono confuso all’idea che gli ortodossi, pur essendo cristiani, permettano un secondo matrimonio… Forse è un Dio diverso quello in cui credono loro? Eppure sono cristiani!
I miei figli conoscono questa donna e le vogliono molto bene, pur coscienti che non è la loro madre, e che mai la sostituirà. Lo stesso i figli di questa donna nei miei confronti.
Sono contenti che io viva oggi questa condizione, perchè mi hanno visto “risorgere” dopo mesi di dolore e strazio che hanno vissuto direttamente con me.
Io ho sempre detto loro che se capitasse che mia moglie avesse bisogno del mio aiuto io ci sarò con tutto quello che mi è possibile, ed è la verità.
Ma resta il fatto che oggi, io non amo più mia moglie, non riesco nemmeno ad immaginare di avvicinarmi a lei senza provare rifiuto nel cuore, al punto che anche se lei dovesse interrompere la sua relazione e chiedermi di tornare con lei, io non potrei fare più un passo del genere.
Così ho pensato che se Dio mi ha fatto incontrare la donna che amo ora è perchè non voleva che restassi solo e smettessi di vivere, e che la salvezza di mia moglie (o mia ex moglie) non dipende dalle mie scelte, ma solo dalla sua libertà.
Io desidero vivere pienamente il mio nuovo rapporto, con la stessa promessa di fedeltà e desiderio di un futuro condiviso, non posso pensare più di essere “sbagliato” perché non resto da solo o non mi comporto ipocritamente come molti che conosco.
Non sono capace di essere “santo” fino a questo punto, pur vergognandomene, non sono capace di un tale sacrificio.
Se avessi mille amanti potrei confessarmi e fare la comunione… Ma siccome amo una donna sola e le sono fedele e mi prendo cura di lei e con lei desidero condividere la mia vita, allora sono “fuori”…
Non so se posso avere risposte a questi dubbi, a questa fatica, ma non mi accontento più di risposte “preconfezionate” o moralismi teorici su quello che è giusto e quello che è sbagliato.
Io credo che questo Papa ci parli di amore, di perdono e soprattutto di misericordia…
Questa è l’unica cosa che mi consola, e che mi fa sperare in un Dio che se ci mette in determinate condizioni, non lo fa certamente perché si diverte a vederci soffrire…
Scusate la lunghezza, ma avevo bisogno di sfogarmi…

Un abbraccio a tutti!
Marco

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Saverio Schirò
Saverio Schirò
Amministratore del Sito. Appassionato di Spiritualità e Teologia

2 COMMENTI

  1. Caro Marco, questa mia riflessione non è un giudizio sulla tua condizione di vita. Non mi permetterei perché anch’io sono un peccatore ferito. Spero che tu possa trovare fra queste righe, parole di sostegno per vincere i sensi di colpa.
    Credo che sia umanamente corretto ammettere la propria imperfezione anche davanti a Dio: un cuore contrito ed umiliato è gradito a Dio. E credo che questa sia la forma più alta della fede.
    La nostra mentalità razionale ci porta spesso a curare i sintomi invece di andare alla radice del problema … è senza dubbio oggi che diverse coppie che si sposano in Chiesa lo fanno per una questione di tradizione, quindi senza piena coscienza del significato della promessa pronunciate l’uno all’altro. In quella .. con la grazia di Cristo, prometto d’esserti fedele … sta tutta la base della convivenza cristiana. Da quel momento, il benessere della coppia si misura con la grazia di Cristo. Dunque, la domanda costante dev’essere come sta la nostra relazione con Cristo. La questione religiosa è un fattore fondamentale in matrimonio cristiano. Spesso in una coppia, ognuno la pensa a modo suo e non tutt’e due praticano la Chiesa… anche prima ancora di sposarsi. L’amore cristiano è una scelta consapevole che rende una persona oppure una coppia disponibile ad accogliere il progetto di Dio nella propria vita. Questo non ti rende perfetto, ma diventi cosciente delle tue priorità nel cammino quotidiano.
    Caro Marco, ti suggerisco di non cercare giustificazioni per la tua presente condizione, e di non prenderla come una scelta definitiva. Tutto può succedere! Se la donna che hai ora non pretende nulla da te, non devi sentirti obbligato a farle una proposta. Si sposa una volta sola e non dimenticarti che la bellezza del matrimonio sacramento sta nell’essere un vincolo indissolubile… non avere paura di questo; esso sarà poi la tua àncora di salvezza. Non so dirti come, ma come dice san Paolo: tutto concorre al bene per coloro che amano Dio (Romani 8,28). In più: nulla è impossibile a Dio (Luca 1,37) … per quello che Egli ci chiede, la Sua grazia ci basta (2Corinzi 12,9). Continua a praticare la Chiesa e soprattutto i sacramenti della confessione e della comunione … anche se è dura, Cristo ci ha promesso il consolatore e ci chiede di rimanere uniti a Lui (Giovanni 15,3) … abbi fede in Dio, senza negare la tua fragilità (Matteo 14,22-33). La bibbia è piena di storie di persone messe alla prova dalle vicende della propria storia e dalla propria fragilità e fallimento, le quali grazia alla relazione con Dio, hanno saputo riprendersi … Abramo, Mosé, Davide, Pietro, Paolo, anche la Madonna stessa … Chiede la luce sul tuo cammino… chiede e chiede con insistenza (Luca 18,1). Buona vita e buon cammino. Mi unisco a te in preghiera. Ciao.

  2. Buttati in questa avventura amorosa con tutto il tuo corpo e con tutta la tua anima. Il VERO Dio è il Dio della gioia e non del martirio. Non farti tarpare le ali da certi “devoti” frustati che scambiano l’amore col sacrificio. Come si fa a non capire che se l’uomo e la donna (ai quali viene proibito di vivere liberamente il proprio amore) non vivono appieno i propri sentimenti e la propria vocazione ad essere coppia….saranno destinati ad affollare gli studi di psichiatri e psicoterapisti che per soldi spiegheranno loro cose che in cuor loro già sanno. L’una caro non è prerogativa unica del matrimonio contrattualizzato….l’amore è amore a prescindere da quello che ci viene propinato da certa catechesi o dal diritto canonico. Vivi in pace con te stesso, ama la tua donna e vedrai che Dio sarà felice di VOI

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