Che fatica crescere

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Dalla Rete abbiamo scoperto questo interessante articolo sulla difficoltà dei giovani d’oggi a trovare la propria libertà e la propria autonomia sganciandosi dai legami e dalle comodità della famiglia. Lo diffondiamo tramite il nostro sito ringraziando implicitamente l’autrice, Maria Poetto.

Carlotta, che si è sempre impegnata negli studi con successo e senza difficoltà, ora che sta per terminare l’Università, alla facoltà di Giurisprudenza, “si sta arenando”.  Da qualche tempo, giunta ormai alle soglie della tesi, ha cominciato a rallentare il ritmo. Dapprima sembrava aver difficoltà nel trovare il professore con cui avviare il percorso (avendo cominciato, in realtà, a cercarlo tardi), poi ha preposto a questo ogni altro impegno, a cominciare dall’uscire spesso con gli amici.
E’ come se qualcosa, dentro di lei, la portasse a tirare il freno a mano della sua vita.
Sono diversi i giovani che, arrivati in prossimità dell’età adulta, cercano di rallentare, vorrebbero invertire la marcia.

Rimangono spaventati di fronte al passaggio dalla fase adolescenziale a quella nuova età della vita. Cominciano a rimandare l’andare via di casa, l’inserimento nel mondo del lavoro, una scelta di vita definitiva, come il matrimonio.
Va riconosciuto che, in effetti, la nostra società, offrendo ai giovani sempre meno opportunità di un lavoro stabile e sicuro, non li aiuta in questo processo di maturazione.
La famiglia, d’altra parte, si presenta spesso come un nido accogliente e rassicurante che non invita ad essere lasciato per prendere il volo. Rispetto al passato – pensiamo ad esempio alla generazione precedente – è quasi scomparsa quella conflittualità tra genitori e figli che spingeva i ragazzi a desiderare di andar via di casa al più presto.
Qualche volta sono i genitori stessi che, inconsapevolmente, cercano di trattenere i figli con sè, offrendo una casa confortevole a costo zero e provvedendo ai lavori domestici, condizioni che risultano indubbiamente una comodità allettante e, di conseguenza, difficile da lasciare.
Insieme alle cause sociali e famigliari che favoriscono il rimandare la decisione di crescere, ve ne sono però altre, più personali.
Il passaggio all’età adulta è caratterizzato dall’indipendenza e dall’assunzione di responsabilità.
L’indipendenza potremmo definirla, con un’immagine, come la capacità di camminare con le proprie gambe, di reggersi da soli in piedi, senza doversi appoggiare a delle stampelle. Nell’esempio della situazione abitativa, l’indipendenza significa non appoggiarsi alla stampella della casa dei genitori, ma riuscire ad andare a vivere da soli e da soli cavarsela; ciò comporta: pagare un affitto, fare le pulizie, organizzare la spesa e cucinare, lavare e stirare. Spesso i giovani temono di non farcela; a volte per insicurezza, per non aver ricevuto sufficienti incoraggiamenti a crescere, credendo nelle proprie capacità, senza sottovalutarle; altre volte sono stati gli stessi adulti che, assumendosi tutti gli oneri familiari, non hanno favorito il processo di consapevolezza dei doveri e il senso di responsabilità. Non escludiamo, infine, anche la possibilità che ciò sia dovuto ad una non altrimenti definibile pigrizia, che non vuole rinunciare alle comodità dell’abitare con i genitori.
L’assunzione di responsabilità è collegata all’indipendenza, come si comprende dall’esempio.
Più in generale, è la capacità di rispondere personalmente delle proprie scelte, delle proprie azioni e anche delle loro conseguenze.
Per fortuna vi sono anche molti giovani che, con il proprio coraggio e la propria coerenza, sanno essere di esempio a un mondo adulto che purtroppo tende spesso ad adagiarsi con superficialità su un individualismo deresponsabilizzante, seguendo la corrente del “tutti fanno così”.
Un mondo adulto che non offre molti modelli di impegno, di passione e di solidarietà può venire arricchito dall’entusiasmo dei giovani, che con la loro sete di autenticità, con il loro idealismo, forse a volte un po’ sognatore, ma indubbiamente ricco di slanci e di generosità, danno prova di coerenza e di responsabilità. Un invito, quindi, a tutti i giovani, a non mollare, a non smettere di sognare e a non buttare via quella voglia di “cambiare il mondo” che è tipica della loro età. Questo, pur tra qualche fatica e qualche disillusione, può contribuire a migliorare la realtà, soprattutto quando affonda le sue radici nel terreno di un impegno quotidiano, che non delega ma sa fare con costanza la propria parte (in famiglia, a scuola, con gli amici…).
Maria Poetto
Psicoterapeuta

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