Accidia, la fatica di vivere!

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accidiaEra un vizio quasi sconosciuto, se non altro per il vocabolo inusuale: i ragazzi l’imparavano a memoria a catechismo e lo dimenticavano dopo un giorno, per i grandi risultava un carneade. Ma oggi… Fino a qualche tempo fa chi parlava dell’accidia? Ultimamente basta cliccare su un qualsiasi motore di ricerca per accorgersi che tra i vizi capitali la sconosciuta accidia ha ritrovato un nuovo e preoccupato interesse. Google, in effetti, della parola in questione scodella 92800 risultati.

Cos’è dunque l’accidia? Per molti è negligenzaindifferenzainstabilitàpessimismosconfortonoiaindolenzapigrizia… e via elencando. Per Evagrio Pontico – monaco del quarto secolo – essa è la paralisi dell’anima: obiettivo centrato! L’accidioso è decisamente una persona spenta fin da quando apre gli occhi al mattino. Tutto gli pesa. Dentro gli manca qualcosa che lo faccia sentire vivo, interessato, disponibile. L’accidioso non è necessariamente un pigro e un fannullone. Certamente lavora, ma come uno scolaro svogliato. Altre volte, per reazione alla fatica di vivere, si lancia in un attivismo esasperato. Le sue sono agende sono sempre fitte di appuntamenti, di impegni, di incontri. Il cellulare squilla di continuo. Oggi sono molti quelli che vivono di corsa. Tutti accidiosi? Per saperlo, basterebbe che spegnessero computer e cellulare per qualche ora e se ne stessero soli con se stessi. Se la solitudine li angoscia e il silenzio li spaventa: allora quell’agenda fitta e quel cellulare incollato all’orecchio sono evidenti segnali di un animo accidioso.
PERCIO’…

Cos’è l’accidia? È un malvivere e non è solo di oggi. Da sempre se ne parla come di un male dell’anima. Oggi, però, se la si guarda con preoccupazione è perché ha intaccato il modo di vivere delle nostre società. Qualcuno ha scritto che è la “malattia dello spirito contemporaneo”; un “gas inavvertito in ogni angolo dell’occidente” che ammorba “l’atmosfera del nostro tempo”. Perché, oggi, noi dovremmo essere tutti degli accidiosi? Eppure non siamo né pigri, né fannulloni; anzi, siamo superimpegnati e protagonisti in mille situazioni. Questo è esattamente il nocciolo della questione. L’accidia si annida nella frenesia del nostro tempo. “Ci sforziamo come matti di mostrare ogni giorno nuovi interessi, tanti impegni, grande dinamismo; Riempiamo con mille sciocchezze un contenitore che per molti si è svuotato lentamente: il cuore”. L’accidia attecchisce in una vita tutta giocata in superficie, nel fare e strafare: prima o poi da dentro affiora il vuoto: un vuoto intriso di nulla. Come riempirlo? È il dramma di tante esistenze. Di qui la moltiplicazione degli impegni e la ricerca di diversivi. Il vuoto rende impazienti e fa detestare tutto ciò che si ha facendo desiderare ciò che non si ha. E lo si capisce. Quando il giorno successivo è uguale a quello precedente comincia a pesare e la voglia di cambiare aumenta: basta con il solito lavoro che non realizza più;  basta con le relazioni e gli affetti di ieri che non gratificano più oggi. Cercare alternative è l’obbligo esistenziale del momento. In realtà, è solo il segno della difficoltà a reggere il peso delle responsabilità, degli impegni e delle fatiche di ogni giorno. E quando nella vita di un uomo e di una donna questa difficoltà si accompagna all’amara sensazione di aver sbagliato un po’ tutto, allora scoppiano le crisi professionali, matrimoniali, vocazionali e, ovviamente, esistenziali. Il fenomeno è talmente pervasivo per cui nessuna meraviglia se oggi l’accidia viene sentita e sofferta come il vizio di questa società.

I SEGNALI
I segnali tipici di queste società accidiose sono fondamentalmente due: il disinteresse per Dio e la verità e l’incapacità di relazioni stabili e durature.
L’accidia è tendenzialmente un vizio ‘ateo’, nel senso che la mancanza di passione per la vita soffoca anche il desiderio di Dio e della verità. L’uno e l’altra vanno insieme. L’indifferenza spirituale e il disinteresse per Dio penetra la vita di tanta gente. La stessa verità è una prospettiva che non trova cultori, semmai irrisione e derisione. Per vivere, insegnano i maestri del pensiero debole, bastano le proprie opinioni.
L’altro segnale è la facilità con cui relazioni, amicizie e amori “eterni” sfumino nel breve giro di poco tempo. Che fare quando le relazioni diventano tediose e frustranti se non cercare gratificazioni inedite e più intense altrove? Ma dove altrove? Drammatica e sconcertante è l’esperienza di tanti giovani che per non affogare nella noia del lunedì-venerdì si tuffano nello sballo del sabato sera e in emozioni forti: la cronaca, purtroppo, è tutt’altro che avara al riguardo!.

SI PUO’ VINCERE?
Si può. I suggerimenti non mancano: non stupirsi dei propri limiti e fallimenti; dare un senso a tutto ciò che si fa; non rimandare le decisioni da prendereassumersi le proprie responsabilità e, soprattutto, nei momenti in cui tutto è nero e da buttare, compresi se stessi, non cedere alla tentazione di rimettere tutto in discussione arrivando a decisioni drastiche. Suggerimenti saggi, ma per riavviare il motore della vita dobbiamo convincerci che non siamo in questo mondo per puro caso.Ogni uomo e ogni donna portano nel loro intimo una vocazione, una chiamata alla vita. Uno se la scopre dentro se sa ascoltarla. Seguirla è ritrovare la via della vita; è uscire dalla propria solitudine e insoddisfazione; è scoprire negli altri e con gli altri Chi riempie il cuore e dà senso al presente e al futuro: Dio. Solo approdando in Lui, la vita vive. E’ questa la verità che sant’Agostino ha sperimentato sulla sua pelle: «Dio ci ha fatti per Lui, e il nostro cuore è inquieto finché non trova quiete in Lui».

 

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1 COMMENTO

  1. DA QUANTO VADO OSSERVANDO INTORNO A ME, MI ACCORGO CHE E’ PROPRIO L’ACCIDIA LA NUOVA “CULTURA DOMINANTE” CHE FA TANTO COMODO A CHI CI COMANDA E MANIPOLA LA VOLONTA’ DI MILIONI DI CITTADINI, IMPEGNATISSIMI A SEGUIRE FUTILI “VALORI”. DA CIO’ NE DERIVANO CONSEGUENZE NEFASTE E DEVASTANTI PER LA SOCIETA’.

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