Stalking

Vorrei parlare delle molestie che spesso noi donne siamo costrette a subire. Certo a volte siamo noi a molestare gli uomini con il nostro comportamento un po’ troppo superfiaciale, ma non è questo un buon motivo per essere perseguitate e vessate continuamente. Cercherò di descrivere brevemente come si sono svolti i fatti di cui sono stata testimone: un caso assurdo di molestie, note col nome tecnico di Stalking.
Chiamerò per comodità Silvia e Luigi i due protagonisti, che si ritrovano a lavorare nello stesso ufficio.

Luigi ha avuto un incarico dirigenziale e Silvia è una delle sue collaboratrici, tra i due nasce una storia d’amore che presto si trasforma in una relazione, lei è divorziata con un figlio, lui è sposato, ben presto però Luigi si separa dalla moglie, ha veramente perso la testa per Silvia. La loro storia dura all’incirca cinque anni, alla fine Silvia decide di troncare perché non si ritrova più in questa relazione e qui iniziano i problemi. Intanto a lui è scaduto il mandato del suo incarico e lascia quindi l’ufficio, ma non vuole arrendersi all’idea di avere perso Silvia.
Cerca di recuperare il rapporto, con telefonate, con qualche invito a cena,  ma Silvia è ormai decisa a non ricominciare più la relazione. Evidentemente nella mente dell’uomo scatta qualcosa, perché apparentemente è sempre lo stesso uomo impegnato nel lavoro, ma contemporaneamente comincia a molestare Silvia.
Telefonate continue, sms sul cellulare, invio di mazzi di fiori sia a casa che in ufficio, appostamenti mattutini sia a casa che in ufficio, pedinamenti, in un crescendo che lo porta a causare danni all’auto di lei, peraltro nuova, del tipo, rottura continua degli specchietti retrovisori, graffi alla carrozzeria, forzatura del tappo del serbatoio della benzina per inserire liquidi che hanno lasciato in panne la donna, fino ad arrivare a qualche schiaffo violento per strada, solo perché Silvia non vuole stare ad ascoltarlo.
Tutta questa storia continua per ben quattro anni, ormai nulla ferma Luigi, che si munisce persino di un binocolo per poter spiare meglio la donna durante i suoi appostamenti.
Silvia che ormai fa vita da reclusa, comincia a temere per l’incolumità sua e di suo figlio, un amico cerca di aiutarla prendendola la mattina a casa per accompagnarla in ufficio,  e riprenderla poi in ufficio per riportarla a casa; tutto questo accresce ancora di più la rabbia dell’uomo che una mattina blocca i due per strada, Silvia e il suo amico lo respingono, e Luigi di denuncia per aggressione. E’ troppo!!! Silvia a questo punto decide di denunciarlo. Intanto la polizia, a seguito della denuncia di Luigi, convoca Silvia e il suo amico per l’interrogatorio,  ma li rilascia subito e archivia tutto, perché capisce che non ci sono elementi che sostengono l’accusa. Si prende sempre più coscienza di avere a che fare con un pazzo. La denuncia di Silvia fa scaturire pedinamenti a Luigi da parte degli inquirenti che cominciano filmare e a fotografare l’uomo cogliendolo in flagrante.
Il magistrato, ancora prima dell’apertura del processo, dopo aver visionato gli atti, dà il divieto dimora a Luigi.
Inizia quindi il processo, nel frattempo ad aprile del 2009 il  Parlamento approva la legge che riconosce lo stalking reato grave, e prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni. Per la prima volta Silvia dopo tanti anni di incubo, vede filtrare un raggio di sole.
Ricomincia a uscire, anche se il timore di ritrovarsi l’uomo accanto non l’abbandona, non è facile riprendere a vivere normalmente dopo tanti anni di persecuzione. Ad oggi il processo non si è ancora concluso, io e altre persone abbiamo testimoniato a favore della mia amica e aspettiamo l’esito finale di questa vicenda.

Ariam

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