Una persona speciale

Qualche tempo fa, una mia Amica ha affermato con tristezza che “alla mediocrità ci si abitua”.
È vero. Tuttavia mi è venuta in mente un’altra considerazione, forse ancora più triste: alla mediocrità ci si adegua.
Mi ha spinto a questa riflessione una frase sentita nell’omelia di Pasqua dal mio amico fra Angelo Li Calsi che ci invitava a chiederci se le persone che ci incontrano mantengono di noi un buon ricordo. Quando qualcuno ci conosce, ci frequenta per un po’, può dire: “Ne è valsa la pena. Averlo conosciuto è stato arricchente”. Oppure siamo passati inosservati, lasciando indifferenti i nostri interlocutori? Una meteora di cui presto dimenticarsi.
Non si tratta di fare colpo sugli altri con un comportamento eccentrico, come una maschera esteriore che faccia risaltare le nostre doti, le nostre qualità, la nostra “bellezza estetica”. Non si tratta di mettere in mostra i nostri muscoli, i nostri occhi penetranti, il nostro fascino seducente, magari accompagnati da un trucco ricercato, una minigonna mozzafiato o una scollatura provocante (ovviamente se si è donne).
No, si tratta di ben altro. Quel qualcosa che possediamo dentro, tutti; quella ricchezza interiore che ci farebbe essere speciali papaverose la vivessimo appieno. Quella luce interiore che brilla fuori di noi e illumina chi ci sta accanto, lo fa sentire bene, lo mette a proprio agio, anzi no, lo turba perché è insolita, ma fa piacere lo stesso e per questo ami ascoltarlo, stargli vicino, partecipare della sua presenza.
Chiedeva ancora frate Angelo: “Ma tu ti poni nella prospettiva di coltivare in te quelle caratteristiche che possono essere educative, positive, costruttive, edificanti per coloro che gravitano nel tuo mondo?

Alla mediocrità ci si abitua… e ci si adegua. Questa è la realtà! Intorno a noi un mondo omologato, tutti uguali: stesso modo di vestire, di muoversi, di comportarsi… di pensare: e questo è peggio.
Tu da che parte stai? A che livello stai vivendo la tua vita? Puoi dire che la stai vivendo in pienezza, con consapevolezza, con profondità? O navighi alla sua superfice, nuoti fuori mentre tutto quello che succede avviene ad un livello più profondo dove tu non hai accesso? Per i più è così, piaccia o no!
È pericoloso affermarlo: alle persone non piace essere svegliate. Gli basta un sollievo temporaneo perché la cura è dolorosa. Meglio continuare a vagare qua e là piuttosto che vivere per davvero. La vita è là fuori, ma dentro il pulmann che la attraversa, noi teniamo le tende chiuse e siamo tutti intenti a decidere chi si siede dove, chi deve guidare e facezie di questo genere.
Siamo nati per essere speciali, per essere unici, aquile direbbe De Mello, e invece siamo stati condizionati a vivere da polli, tutti omologati. Continuate così. È più facile. donna solaVivere la nostra vita in questo mondo ci farebbe sembrare pazzi, asociali, eccentrici… è normale: o sei pazzo tu o sono pazzi tutti gli altri.
D’altronde l’essere unici e vivere questa unicità molto spesso comporta anche essere soli. Per questo si lascia perdere.
Sei una persona speciale? Potresti se vuoi.
E se incontri una persona speciale cosa fai? La lasci perdere perché è rischioso, perché hai paura che smascheri le tue incertezze? È possibile, anzi probabile. E ti limiti ad aggiungere il suo nome nel libro delle tue nostalgie. Oppure non la molli, non la lasci andare via perché ne vale la pena. Perché vivi sensazioni che fanno tremare la tua anima e vorresti riviverle altre volte e provi una nostalgia che non riesci a spiegare a parole.
E allora capisci che condividersi ne vale assolutamente la pena.

Saverio Schirò

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