Non siamo quello che diciamo di essere

Pensiamo di essere quello che siamo. Bella forza!
Ma non è vero. Non siamo solo noi a determinare le nostre scelte, a controllare il nostro futuro, a indirizzare il corso della nostra vita.
Una forza molto più potente ci governa: il nostro inconscio.
Si trova dentro di noi, ma non è sotto il nostro dominio. A volte è alla mercé di chi meglio di noi lo sa manipolare. E pensiamo di essere liberi. Che ridicola convinzione! Oggi qualcuno sta già decidendo al nostro posto quello che domani ci dovrà piacere. Sia esso un abito, una serie televisiva, un comportamento, un atteggiamento… una fede.
Capelli lunghi o corti, biondi o rossi o colorati. Tette grosse o seni minuscoli, corpi androgini o curve sinuose, muscoli prorompenti disegnati da tatuaggi misteriosi e incomprensibili. Ti diranno cosa è bello e a quale modello ci dovremo adeguare per entrare nella media del gusto del socialmente accettato: altrimenti sei fuori! Tutti uguali, nella media, tutti dentro la “mediocrità” che sarà sempre più facile da controllare.
Sotto quei vestiti, dietro le porte chiuse dei nostri cervelli, siamo tutti governati dagli stessi desideri che non abbiamo creato noi. Alcuni ci sono connaturali e si chiamano bisogni e sono scritti nel DNA di milioni di anni di evoluzione. Altri, altrettanto potenti ci vengono inculcati nostro malgrado. E ci fanno diventare numeri che muovono le economie mondiali.
Sono desideri che non rispondono ad alcuna morale, possono essere perciò giusti o sbagliati, chiari o misteriosamente oscuri, persino riprovevoli rispetto a quello che abbiamo ricevuto come educazione. Non importa, saranno loro il motore delle nostre scelte, senza una personalità forte e moralmente integerrima. Ma chi ce l’ha?
Così lentamente, i desideri sentiti, provati, realizzati, diventano segreti dentro di noi. Segreti che non raccontiamo a nessuno. E senza neppure accorgercene, diventiamo diversi da quello che diciamo di essere e perdiamo i connotati del nostro vero volto, della nostra anima.

Saverio Schirò

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