La profetessa Anna

Quella mattina Anna sentiva una strana sollecitudine, come una piacevole spinta interiore a recarsi nel tempio, anche se ogni giorno era solita andarvi. Era come se avvertisse che quel giorno qualcosa di straordinario l’aspettava. Si reca quindi al tempio come se stesse per andare ad un appuntamento al quale da tantissimi anni si era preparata. Tutta la sua lunga esistenza era vissuta in attesa di questo giorno. Non era stata facile la vita di Anna, questa anziana donna che tutti i frequentatori del tempio conoscono per la sua pietà, disponibilità e capacità di far sentire le persone a proprio agio. Il Vangelo ci informa che era figlia di Fanuel, un nome veramente ricco di presagio, perché la sua traduzione italiana significa “Visione di Dio” oppure “Colui che ha visto Dio”. Inoltre aggiunge che Anna apparteneva alla tribù di Aser, una tribù di poca importanza che era situata nella Galilea, ma dalla quale non era venuto fuori nessun profeta.
Come ogni ragazza ebrea si era sposata molto giovane, ma la felicità della sua vita coniugale non era durata molto. Era stata con il marito appena sette anni, quando avvenne quella che abitualmente è vissuta come una irreparabile tragedia, l’improvvisa morte del marito. Anna, tuttavia, non cade nella depressione e nemmeno nella disperazione, né d’altra parte cerca di ritrovare il suo equilibrio interiore cercando un nuovo marito, perché è una donna di una fede autentica e profonda. Anna decide di affidare interamente la sua vita a Dio, che mirabilmente fascia le sue ferite e colma di consolazione il suo cuore. Dal momento della sua vedovanza, Anna consacra la sua vita a Dio e lo serve con cuore integro e gioioso, frequentando ogni giorno il tempio. Il Vangelo anzi precisa che notte e giorno lei si trova nel tempio ed alimenta la sua vita interiore con la preghiera continua, con frequenti digiuni e con l’ascolto assiduo della parola di Dio. Erano passati ormai più di sessanta anni da quando era rimasta vedova.

Il Vangelo a questo punto si serve di un altro tipo di linguaggio per descrivere la vita di Anna, ed è quello simbolico dei numeri. L’intera vita di questa donna che vive con Dio e per Dio, ma che si dedica al servizio del tempio e dei suoi frequentatori, parlando ad essi di Dio come una vera profetessa, è racchiusa in appena in due cifre: era vissuta col marito sette anni, ed ora ne aveva ottanta quattro (= 7 x12). Il numero sette ed il numero 12 sono numeri che indicano una pienezza, una totalità. Con questo linguaggio il Vangelo ci dice che, anche se la vita matrimoniale di Anna era stata alquanto breve, era stata tuttavia una vita pienamente vissuta nella fedeltà e nell’amore e che il suo cuore, nonostante la profonda ferita, era colmo di tenerezza e di pace. Il resto della sua lunga esistenza era alla vista di tutti, e tutti potevano rendere testimonianza di questa donna semplice e serena, che era diventata un punto di riferimento sicuro ed attendibile per i fedeli che si recavano al tempio. Una vita piena di Dio e quindi piena di gioia serena e di forza interiore.

Quel giorno, dunque, Anna si reca al tempio ed il suo sguardo è pieno di luce. Tutta la vita aveva atteso colui di cui avevano parlato i profeti ed ora sente che quel tempo è venuto. Giunta al tempio, si sente immediatamente attratta da quella giovane coppia che era appena arrivata per presentare il loro primogenito al Signore ed offrire un paio di tortore quale sacrificio di riscatto. I due giovani sposi che le vengono presentati sono Giuseppe e Maria, ed il loro bambino si chiama Gesù. Ma la giovane coppia occupa al momento tutto l’interesse del vecchio Simeone, un uomo di Dio pieno di Spirito Santo, che quel mattino era venuto al tempio in seguito ad una voce interiore dello Spirito, e subito i suoi occhi avevano riconosciuto il Bambino e i suoi genitori, si era avvicinato, lo aveva preso tra le sue braccia ed aveva cominciato a lodare Dio ed a parlare di quel bambino con una emozione straordinaria, definendolo luce per tutte le genti e gloria del popolo d’Israele.

LA PROFETESSA ANNAAnche Anna si sente subito trascinata da quel vortice dello Spirito Santo di Dio e comincia a lodare Dio apertamente. Non riesce a contenere la gioia e l’immensa emozione che trabocca dal suo cuore, come non è in grado di trattenere la sua bocca dal proclamare le meraviglie del Signore. Pur essendo la prima volta lo vede, Anna comincia a parlare di questo bambino a tutte quelle persone che lei conosceva e che erano tra quelle che come lei aspettavano la redenzione d’Israele. I suoi occhi stavano contemplando il Messia di Dio, ma questo non era un annunzio che poteva tenere per se stessa. Lo stesso Spirito metteva nelle sue labbra le parole adatte per parlare di Lui ed animare la speranza dei poveri d’Israele, che avevano sospirato quel giorno ed ora potevano celebrare con gioia le misericordie del Signore. Anna aveva ottantaquattro anni, ma il suo cuore era stracolmo di gioia e batteva come quello di un’adolescente innamorata al suo primo appuntamento. Il Signore in quel momento sta colmando la vita di Anna fino all’orlo. Colui di cui i profeti avevano parlato, ma senza averlo potuto vedere, adesso Anna lo può contemplare con i suoi occhi. Nel Signore ha posto la sua speranza, ed Egli ha colmato i desideri del suo cuore.

Giuseppe Licciardi

 

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